Balabanoff Angelica.

scritto da Attila
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Autore del testo Attila

Testo: Balabanoff Angelica.
di Attila

Mi piace far conoscere la figura di questa ribelle, il suo nome è legato alle battaglie del movimento operaio internazionale. Nata a Cernicav, presso Kiev, in Ucraina, nel 1870, proveniva da una ricca famiglia il cui padre era un alto funzionario delle ferrovie.
Fin da giovine, diventò ribelle, perché i privilegi cui godeva, vivendo in una ricca famiglia che la fece studiare in un collegio speciale per gioviani ricche, messi a confronto con la miseria dei contadini russi, divennero per lei una specie di incubo dal quale si liberò abbandonando la famiglia per emigrare all’estero e poter continuare gli studi universitari, visto che in Russia le donne non potevano frequentare l’università. In Belgio fu allieva del prof. Augsmans, sindaco socialista di Bruxelles.
Nella capitale belga si laureò; col massimo dei voti, in lettere e filosofia. Sempre a Bruxelles nel 1898 conobbe un socialista romano, l’avvocato Umberto Zanni, che l' aiutò a mettere un po’ d’ordine alle sue aspirazioni e ai suoi studi. Augusto Babel e Clara Zetkin, esponenti della socialdemocrazia tedesca, completarono la sua cultura prima che, giunta a Roma nel 1900, potesse diventare allieva prediletta del prof. Antonio Labriola e abbracciò l’ideologia marxista.
Scrive a tale proposito la Balabanoff : “descrivere quello che furono per me le lezioni e lo stesso incontro con Antonio Labriola non è possibile. Dire che egli ci insegnava è troppo poco. Egli ci costrinse ad applicare la critica e l’autocritica a tutti i campi del pensiero e della azione umana, senza fermarci dinanzi ad autorità e verità acquisite. Ad averlo per maestro siamo stati dei privilegiati".

Membro della Direzione del Psi dal 1912 al 1917. Condivise le impostazioni massimalistiche di Mussolini, e la responsabilità nella direzione dell’"Avanti!". Quando Mussolini dalle posizioni neutralistiche del partito, passò all’interventismo, fu la stessa Balabanoff a proporre la sua espulsione dal giornale e dal partito. Con la prima guerra mondiale, fu sostenitrice della politica del non intervento; partecipò alla Conferenza di Zimmerwald (1915) e di Keintal (1916) dove venne chiesto un immediato trattato di pace tra i popoli belligeranti. La Balabanoff divenne l’anima e la segretaria di queste conferenze. In Svizzera venne a contatto con Lenin. Scoppiata la rivoluzione in Russia, tornò a Mosca e divenne Commissario del popolo.
Quando il potere venne assunto dai Soviet, crebbe ancora nella democrazia popolare e si scontrò inevitabilmente con la realtà del comunismo leninista. Infatti nel 1921, la Balabanoff si rese ben presto conto della sua incompatibilità coi metodi bolscevichi. Scrisse: “ quei metodi mi si rivelarono in tutta la loro nefandezza durante la campagna dei bolscevichi contro il Psi e Serrati in particolare. Aspettarono tre anni prima di espellerla e l’espulsione fu resa di ragione pubblica in un apposito decreto del governo Sovietico Nei commenti di quel provvedimento da parte della stampa moscovita, la Balabanoff fu accusata, tra l’altro, di aver collaborato ad un giornale socialfascista, l’Avanti!, che, in quell’epoca, lottava contro i fascismo.
Uscita dalla Russia, iniziò anche per lei l’esilio. In Italia c’era ormai il fascismo, così dovette riparare prima a Stoccolma poi a Vienna. Nel 1926 si trasferì a Parigi dove diresse, con Ugo Coccia, l’"Avanti!". Alla fine della guerra di Spagna si rifugiò negli Stati Uniti dove riprese la sua intensa propaganda antifascista. Rientrata in Italia nel 1947, si associò con Saragat nella scissione di Palazzo Barberini e si stabilì definitivamente in Italia, dove partecipò attivamente alla vita del partito Socialdemocratico. Ha vissuto gli ultimi anni vivamente interessata alla evoluzione del movimento socialista e operaio del nostro Paese e alla prospettiva della riunificazione dei partiti socialisti italiani.
Lasciò scritto questo: “sparito dalla memoria il ricordo di sconfitte, di amarezze, di tragedie grandi e piccole che non sono mancate nella mia vita. Rimane invece viva, feconda di sempre nuove energie, la incommensurabile gioia di aver potuto rimanere fedele al socialismo, fedele a me stessa. Una fortuna più grande di questa non me la sarei potuta sognare". E’ morta a Roma il 25 novembre 1965.
Balabanoff Angelica. testo di Attila
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